Ieri è iniziata la Apple WWDC 2012, come sempre aperta da un keynote, quest’anno molto denso di novità come non se ne vedevano da anni.

Cominciamo dall’hardware:

Tutta la linea dei notebook ha avuto un pesante rinnovamento, sia in relazione ai processori che alla quantità di memoria massima installabile che come schede video.

Tra tutti spiccava il 15″ con retina display, la risoluzione video di questo nuovo potente notebook è tale da lasciare sconcertati, così come l’adozione di dischi SSD di notevole capacità. Quasi non ci si chiede come mai sia privo di lettore CD/DVD visto il ridotto peso e spessore.

Apple crede talmente tanto in questo modello da ritenerlo degno sostituto del MacBook Pro 17″ per ora scomparso dai listini (ma può darsi anche perchè in attesa di essere riproposto con caratteristiche ancora più elevate).

Se si va sul configuratore dello store online e si pompano tutte le caratteristiche si sfiorano i 4000 euro, decisamente tanti, ma, incredibilmente, quasi accettabili.

In sordina arriva un piccolo speed bump per i Mac Pro, segno che sono ancora vivi e che, forse, tra la fine del 2012 ed inizio del 2013 potrebbero tornare in qualche modo a farsi risentire.

Il software:

A farla da padroni sono stati i sistemi operativi con l’annuncio di iOS 6, disponibile in autunno, e OsX Mountain Lion disponibile, al prezzo di circa 15 euro, a luglio.

Le caratteristiche sono notevoli, così come per gli sviluppatori sono ghiotte le nuove API tra cui spiccano quelle per Facebook (ora integrato in iOS come Twitter) e quelle per iCloud.

Su iOS 6 spariscono, di serie, le mappe di Google, sostituite da quelle interne di Apple e che con Siri, a breve in italiano, costituiranno un vero navigatore Turn by Turn con anche visione 3D. Anche il MapKit ha avuto diverse modifiche, inoltre ora le applicazioni possono anche registrarsi come routing apps ed essere legate al filo doppio con l’applicazione Mappe.

Sempre parlando di framework è stato aggiunto quello denominato Social Framework, che soppianta quello di Twitter presente in iOS 5. Con esso potremo far si che le nostre applicazioni interagiscano non solo con Twitter ma anche con Facebook ed il servizio Weibo di Sina per aggiornare il nostro stato e pubblicare e condividere contenuti. L’integrazione si spinge fino ai contatti disponibili sul nostro dispositivo.

Altro nuovo framework è il Pass Kit, esso permette di implementare agevolmente meccanismi com i coupons o i ticket elettronici. Il preludio è molto interessante soprattutto tenendo conto del recente brevetto di Apple in merito alle tecnologie RFID.

Un kit, finora poco sfruttatto ma sicuramente meritevole di attenzione, è stato rinnovato, parlo del Game Center i cui cambiamenti possono essere sommariamente inquadrati nei seguenti punti:

  • Sfide, per sfidare gli amici al raggiungemento di un obbiettivo
  • Un nuovo controller unico per accedere alla leaderboard, obbiettivi ed amici, mentre prima dovevano essere adoperati tre controller separati.
  • Un nuovo processo per l’autenticazione degli utenti
  • L’aggiunta del timeout alla gestione dei turni
  • Altre modifiche minori

Gli altri framework hanno avuto tutti, chi più chi meno, degli aggiornamenti, ad esempio ora è possibile gestire i promemoria, applicazione introdotta in iOS 5, anche l’In-App Puchase è stato esteso, permettendo ora di acquistare non solo estensioni ma anche prodotti veri e propri, purchè presenti su iTunes, ma di maggior rilievo è ora la possibilità di far ospitare i contenuti sui server Apple, permettendo, così, di ridurre i costi eliminando il server intermedio che ospita i contenuti.  Tutti gli altri framework hanno subito diverse modifiche, tra le varie spicca quella relativa al Bluetooth che con il suo framework ora permette al dispositivo iOS di interagire con altri dispositivi con lo stesso sistema operativo.

Questo, ovviamente, è solo un assaggio delle novità offerte, comunque tutte molto succose.

Il keynote di ieri è visionabile a questo indirizzo.

A questo punto vorrei esprimere le mie considerazioni personali. Come anticipato, quello di ieri è, a parer mio, uno dei keynote più ricchi degli ultimi anni, dove Tim Cook si è finalmente scrollato di dosso l’ingombrante, ma sempre valida, immagine di Steve Jobs per assumere una postura a lui più congeniale (ma l’impronta di Jobs c’è ancora in tutto).

Oltre ad un atteggiamente più amichevole ha dato una chiara indicazione sulla Apple del futuro. I prodotti Pro, come i Mac Pro, o l’ingombrante 17″ sono del passato, o meglio esistono ed esisteranno ancora nel futuro di Apple, ma quest’ultima ha finito di crederci come mercato appetibile.

Apple Inc. è un’azienda volta alla portatilità, e per dimostrarlo ha tirato fuori un gioiello, anche se molto costoso, come il MacBook Pro 15″ Retina, dove non solo il CD/DVD ma anche la presa ethernet non è più di serie, ma opzionale. Il peso è ridotto, l’ingombro è ridotto. Questo non significa che Apple ignori i professionisti, ma è convinta che sia ora, per i professionisti stessi, di abbracciare il concetto pesante ed ingombrante è inutile.

In linea di massima il concetto è condivisibile. Anche io ho un 15″ su cui gira non solo XCode, ma anche Unity3D e Maya, ed anche se stavo valutando l’acquisto di un 17″ era solo per una questione di risoluzione. Il 15″ retina, probabilmente, sarà la soluzione (sempre che trovi i soldi).

Ovviamente questa scelta non è sempre percorribile, dove serve potenza di calcolo pura né un MacBookPro ne un iMac bastano, si pensi alle sessioni di rendering di animazioni 3D o di conversioni di filmati da un formato ad un altro con converter, ma anche al compositing o agli interminabili batch di Photoshop da applicare in sequenza su migliaia di files. Queste sono strade percorribili solo avendo workstation potenti. Credo che Apple sia cosciente di tutto ciò, quindi a breve dovrà prendere una decisione (anche se conoscendola l’avrà già presa), entro la fine dell’anno, inizio anno prossimo sapremo quanto la mela morsicata desidera restare nel mercato professionale e soprattutto in quale veste.

Infine sulla convergenza tra iOS ed OsX, con questa versione è evidente che nel giro di qualche anno i sistemi saranno quasi completamente sovrapponibili. Il concetto è capire cosa mutuerà chi. Su un computer la condivisione dei dati tra le applicazioni, e la facilità nel farlo, è fondamentale. Ad oggi su iOS questo meccanismo è ancora troppo embrionale ed è il motivo per cui, alla base, un iPad non può sostituire un Mac. Questo in Apple lo sanno bene e, credo, stiano cercando di capire come implementarlo senza indebolire il sistema. Una volta risolto questo punto avremo quello che scherzosamente chiamo iOSX e che, probabilmente, rappresenterà il prossimo punto di svolta nell’era dei PC.

Arrivederci al prossimo articolo,

Roberto S.



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