Riuscire a monetizzare i propri sforzi nello sviluppo delle applicazioni mobile è, sicuramente, il principale obbiettivo di chi si è avventurato in questo mondo. La vendita delle applicazioni è, spesso, il primo approccio a venire in mente. Purtroppo non è sempre quello più proficuo, la maggior parte degli utenti spesso segue un percorso a scalare partendo con il testare le applicazioni gratuite e solo in un secondo tempo opta per quelle a pagamento. Ma anche per le applicazioni gratuite la possibilità di recuperare economicamente i propri investimenti esiste, basta ricorrere al sistema dei banner pubblicitari di cui AdMob è di sicuro uno dei rappresentanti principali.
AdMob è il circuito pubblicitario che Google ha riservato ai propri annunci su dispositivi mobile. Esso, dall’anno scorso, permette di visualizzare non solo gli annunci del circuito, ma anche quelli del più vasto AdSense. In questo modo le applicazioni riescono a visualizzare un numero di banner molto più elevato ed avendo anche una maggiore varietà permetteranno di avere un riscontro economico maggiore.
La procedura di inserimento di un banner all’interno di un’applicazione Android è relativamente semplice, essa può avvenire sia tramite codice Java che attraverso XML implementando il descrittore dell’interfaccia dell’activity che desideriamo adoperare, in questo articolo mi occuperò del secondo metodo.
sul canale YouTube è disponibile il nuovo video relativo al progetto SpaceStunt.
Il video illustra come creare un progetto in Unity3D, impostarlo per l’ambiente iOS e quindi eseguire i primi importanti settaggi:
- Posizionamento della telecamera principale
- Importazione di assets
- Creazione di uno Skybox material
- Assegnazione del materiale allo sfondo
- Creazione ed impostazione di un sistema particellare.
Il video è disponibile qui sotto, immediatamente dopo il salto.
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l’argomento di questo post, contrariamente a quelli genericamente trattati, ha un obbiettivo più teorico e quindi sarà privo di snippets da usare per il copia incolla.
Le classi fondamentali attorno alle quali ruota solitamente un’applicazione Android sono Activity e Service, la prima è una classe che si occupa di gestire l’interazione con l’utente mostrando l’output della procedura e gestendo l’input diretto dell’utente. La seconda è invece dedicata al lavoro di elaborazione vero e proprio.
Perchè esiste questa distinzione e come mai le applicazioni dovrebbero sempre essere strutturate tenendo conto dei compiti di questa classe sono i due punti fondamentali da chiarire.
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Versione SDK Android: 2.3.3 (10)
Buongiorno a tutti,
Lo sviluppo delle applicazioni mobile, negli ultimi anni, ha portato molti utenti a rivedere non solo il concetto di cellulare, ma anche il concetto delle funzionalità ad esso collegate.
Fondamentalmente possiamo dividere le applicazioni mobile in due macrocategorie:
- Applicazioni che non necessitano di una connessione ad internet
- Applicazioni che richiedono una connessione ad internet
Nella prima categoria ricadono principalmente i giochi e diverse utility, nella seconda ricadono i servizi di news, geolocalizzazione, realtà aumentata, social networking, ecc.
Appoggiandosi ad uno qualsiasi dei servizi di statistiche sull’uso delle applicazioni (tra cui anche Google si è aggiunta di recente) emergono diversi dati interessanti, quello però che colpisce più di tutti è il numero di volte che un’applicazione viene adoperata sullo stesso dispositivo. Difatti i dati indicavano che circa il 90% delle applicazioni per Smartphone vengono avviate un’unica volta per poi essere abbandonate o rimosse.
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con oggi, e dopo le vacanze di Pasqua, riprendiamo i nostri articoli dedicati al mondo mobile, ed il primo articolo è dedicato al mondo Android.
I device Android sono sempre più diffusi, contemporaneamente sono estremamente eterogenei sia per configurazione hardware che per versione del sistema operativo installato.
Android è un sistema operativo Open Source, questo implica che oltre alla versione compilata è possibile reperire il codice sorgente del sistema operativo. Questa possibilità ha indotto le aziende che creano i dispositivi ad adottarlo come sistema operativo effettuando al contempo diverse personalizzazioni rispetto alla versione base.
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I device Android presenti sul mercato sono molti e sono sempre più in crescita, sia come tipologia che come quantità.
Molto spesso le applicazioni che si andranno a sviluppare richiedono una connessione bidirezionale, con server esterni (o magari con altri device). Spesso poi questa comunicazione è bidirezionale. Come fare quindi a identificare qual’è il device che si sta collegando in quel momento in modo da effettuare alcune operazioni come ad esempio l’aggiornamento di stato?
Il primo pensiero corre all’IMEI, purtroppo tale soluzione non è sempre percorribile. Sono molti di dispositivi che non hanno connettività 3G e, di conseguenza, sono anche privi del codice IMEI. Fortunatamente ogni dispositivo ha un proprio numero identificativo univoco che può essere adoperato per un’eventuale identificazione.
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In attesa di proseguire con il corso per lo sviluppo di videogames per il quale sto impostando tutta la parte grafica, riprendiamo con le tips, oggi dedicate alle applicazioni Android. L’argomento è la creazione di un Option Menu all’interno della propria applicazione.
L’Option Menu è quello che compare nel momento in cui si preme il pulsante menu sul dispositivo Android. Esso ha la caratteristica di poter essere contestuale all’Activity in quel momento in esecuzione, ma permette di accedere anceh a funzioni non strettamente legate al normale workflow dell’applicazione stessa.
Esso può essere adoperato per accedere alle activity che si occupano della configurazione dell’applicazione o forniscono i credits della stessa.
Il vantaggio è indubbio in quanto non è necessario rinunciare a porzioni di schermo per accedere a queste funzioni poichè il menu è a scomparsa, inoltre la selezione di alcune voci può essere adoperata come un switch (attivo disattivo).
Gli Option Menu possono permettere l’accesso a dei sottomenu ramificando ulteriormente le funzioni. La loro creazione è gestione è relativamente facile, come quasi tutto in Android, di seguito vedremo come procedere.
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I dispositivi mobile hanno raggiunto uno stato evolutivo estremamente avanzato, al punto di essere scelti al posto di player portatili di DVD o, in alcuni casi, TV portatili.
Se a questo aggiungiamo l’uso nel mondo dei videogames di tali dispositivi, emerge chiaramente la necessità di poter effettuare il play di suoni e video dall’interno di una propria applicazione.
Il S.O. Android permette di eseguire tali contenuti sfruttando diversi canali, sia precaricandoli in memoria, sia in streaming (scelta consigliata se si devono visualizzare contenuti di grandi dimensioni o presenti su siti web esterni).
I formati supportati sono molti ed un loro elenco è disponibile a questo link.
Cominciamo, con questa breve tip, la serie dei trucchi e suggerimenti relativi a questo Sistema Operativo per devices mobile. Android sta diventando sempre più un sistema diffuso, questo anche grazie alla disponibilità di molti tipi di terminali differenti associati a prezzi per tutte le tasche.
Le applicazioni per Android si sviluppano attraverso l’apposito SDK reperibile al seguente indirizzo. Il linguaggio di programmazione è Java ed il tool di sviluppo preferenziale è Eclipse. Nei prossimi articoli entreremo molto più in dettaglio su questo argomento.
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